sabato 25 maggio 2013

L'UOMO CHE SI FERMAVA ALLE APPARENZE




Dopo molte vicissitudini, un 'cercatore di verità' trovò finalmente un illuminato che aveva il dono di percepire ciò che è inaccessibile alla maggior parte degli uomini.
"Permettimi di seguirti", gli disse il cercatore, "affinché possa imparare osservando ciò che hai acquisito".
"Non sarai in grado di sopportarlo", rispose il saggio, "perché non avrai la pazienza di rimanere in contatto, diligentemente, con la trama degli eventi. Anziché imparare, cercherai di agire in funzione delle apparenze".
Il cercatore promise che si sarebbe sforzato di esercitare la pazienza e di imparare dagli eventi senza reagire secondo i propri pregiudizi. "Accetto", disse allora il saggio, "ma a condizione che tu non faccia nessuna domanda nei riguardi di qualsiasi evento, finché non sia io a darti una spiegazione".
Il cercatore si affrettò a promettere e si misero in cammino.
Erano appena saliti sull'imbarcazione che li avrebbe portati sull'altra riva di un ampio fiume che il saggio fece di nascosto un buco sul fondo della barca. Creando in tal modo una falla, ripagò, almeno in apparenza, i servigi del barcaiolo con un atto distruttivo.
Il cercatore non riuscì a trattenersi: "Ma potrebbero esserci degli annegati; la barca affonderà e andrà perduta! È questo il modo di comportarsi di un uomo buono?".
"Non ti avevo detto che saresti stato incapace di non saltare alle conclusioni a tutti i costi?", disse il saggio, tranquillamente.
"Avevo già dimenticato la condizione", riconobbe il cercatore, chiedendo perdono per la sua dimenticanza. Tuttavia, era molto sconcertato.
Proseguirono il loro viaggio e ben presto entrarono in un paese, dove furono ben accolti e ricevuti dal re, che li invitò a una battuta di caccia. Il giovane figlio del re stava cavalcando davanti al saggio. Non appena il gruppetto rimase isolato dal resto dei partecipanti da una siepe, il saggio disse al cercatore: "Svelto! Seguimi più presto che puoi!". Afferrò la caviglia del giovane principe e gliela storse; poi, dopo averlo adagiato a terra in mezzo al bosco lanciò il suo cavallo a briglie sciolte oltre i confini del regno.
Il cercatore era sopraffatto dallo stupore e da un senso di colpa all'idea di essere stato complice di un simile crimine. Torcendosi le mani, esclamò: "Un re ci ha concesso la sua amicizia, ci ha affidato suo figlio, il principe ereditario, e noi lo abbiamo trattato in modo abominevole! Che comportamento è questo? È indegno del più vile degli uomini!". Il saggio si rivolse al cercatore con queste parole: "Amico, io faccio ciò che devo fare. Tu sei qui come osservatore, e questa situazione è già un raro privilegio. Sei giunto a questo stadio, ma non sembra che tu sia capace di trame profitto perché giudichi tutto partendo da un rigido atteggiamento di pregiudizio. Ancora una volta, ti ricordo la tua promessa".
"Riconosco che non sarei qui se non fosse per la mia promessa, e che sono legato a essa. Ti prego quindi di volermi perdonare ancora una volta. Mi è molto difficile abbandonare quest'abitudine di procedere in base a supposizioni. Se ti pongo ancora una sola domanda, cacciami via". E proseguirono il loro viaggio.
Giunti alle porte di una grande e prospera città, i viaggiatori chiesero un po' di cibo, ma nessuno volle dar loro il benché minimo pezzo di pane. In quel posto la carità era sconosciuta e i sacri doveri dell'ospitalità erano stati dimenticati. Contro di loro furono addirittura aizzati dei cani feroci.
Quando ebbero raggiunto la periferia della città, affamati, indeboliti e assetati, il compagno del cercatore gli disse: "Fermiamoci un po' qui, vicino a questo muro in rovina, perché dobbiamo ricostruirlo".
Lavorarono per ore, mescolando il fango, la paglia e l'acqua, finché il muro non fu ricostruito.
Il cercatore era talmente esausto che dimenticò ogni ritegno: "Chi ci pagherà per questo lavoro? Per due volte abbiamo ripagato il bene con il male. Ora ripaghiamo il male con il bene. Sono sfinito e non sono in condizione di proseguire!".
"Non temere", disse il saggio, "e ricordati che hai detto che se mi avessi posto ancora una sola domanda, avrei dovuto congedarti. Le nostre strade si dividono qui perché ho molto da fare.
"Prima di lasciarti ti svelerò il senso di alcune mie azioni, affinché un giorno tu possa, forse, intraprendere di nuovo un simile viaggio.
"La barca che ho danneggiato è affondata. Ho evitato quindi che venisse confiscata da un tiranno che requisiva tutte .le imbarcazioni in previsione di una guerra che stava preparando. Il giovane al quale ho stolto la caviglia ormai non potrà più usurpare il trono, quando sarà grande, e neanche ereditarlo, perché la legge di quel paese prevede che solo chi è privo di infermità può guidare la nazione. In questa città dell'odio vivono due giovani orfani; quando saranno grandi, il muro crollerà di nuovo e porterà alla luce il tesoro che vi è nascosto, e che costituisce il loro patrimonio. Saranno abbastanza forti per impossessarsene e riformare l'intera città, perché questo è il loro destino.
"Ora va' in pace. Sei congedato".
Parabola Sufi.

EQUILIBRIO ARMONICO....



Quando vi trovate in uno stato di equilibrio armonico con il mondo circostante, la vostra vita trascorre in modo semplice e piacevole e raggiungete i vostri fini denza grande fatica.
Se invece vi trovate ad affrontare una situazione problematica, cercate di capire dove state esagerando, qual è l’idea fissa che vi sta dominando, a cosa state attribuendo un’eccessiva importanza.
Cercate di definire il livello della vostra importanza e poi rinunciateci: il muro crollerà, gli ostacoli si elimineranno e il problema si risolverà da solo. Non tentate di superare gli ostacoli, ma riducete solo la loro importanza.

LA MENTE


La mente diventa un problema perché hai permesso che i pensieri arrivassero così in profondità dentro di te da dimenticarti completamente della distanza che c'è tra te e loro.
Ti sei dimenticato che sono visitatori, che vanno e vengono. Ricorda sempre ciò che permane: quella è la tua natura, il tuo tao. Presta attenzione a ciò che non va e non viene mai, proprio come il cielo.
Cambia la gestualità: non concentrare l'attenzione sui visitatori, rimani radicato nel padrone di casa.

Osho

venerdì 24 maggio 2013

OFFICINA ALKEMICA

"Amare è gioire,mentre crediamo di gioire sole se siamo amati" (Aristotele).
Quando la nostra esistenza viene conscrata al "servizio",anche il nostro modo di intendere il rapporto di coppia subisce una radicale trasformazione.
Il rapporto di sempre fra due persone è argomento decisamente vasto che meriterebbe una trattazione a parte.L'alchimista,maschio o femmina che sia,cerca nel partner un "compagnia di Via" che ,oltre a suscitare in lui l'impeto amoroso,sia un valido collaboratore nella realizzazione dell'obbiettivo che entrambi decidono di attuare.Che sia nel campo dell'arte,della guarigione o dell'insegnamento,così come in ogni altra sfera dell'attività umana,i due devono potersi sospingere a vicenda verso l'ottenimento di sempre più elevati propositi.
La vecchia idea di coppia,dove i due elementi si mantenevano pressochè isolati dall'ambiente esteno,limitando a vicenda le loro attività a causa di gelosie e insicurezze,deve scomparire dal nostro campo visivo.

Innanzitutto,l'amore in sé non provoca MAI sofferenza.Se stiamo soffrendo è perchè oltre ad amare l'altra persona,vogliamo anche possederla.Nella misura in cui tentiamo di possedere un essere umano,soffriamo quando questo dedice di andarsene.E' una legge di natura!
E' imperativo spiegare alle nuove generazioni che è possibile amare qualcuno pur senza possederlo,evitando così l'inutile sofferenza dovuta a un suo eventuale allontanamento.
Fin da giovane età veniamo abituati ad associare l'amore al senso del possesso...così come a tutti i suoi derivati:la gelosia,la paura dell'abbandono,la rabbia per il tradimento,il desiderio di vendetta.Al nostro interno avviene allora una spaccatura:una parte di noi vorrebbe abbandonarsi all'amore,un'altra invece resiste,perchè ha paura della sofferenza.Siamo vittime di un gigantesco esperimento di schizofrenia applicata!

Associare l'amore a queste manifestazioni negative è deleterio,perchè in tal modo confondiamo un'emozione superiore,un sentimento sublime proveniente dall'anima,con le "escrezioni" della macchina biologica,impegnata a monopolizzare e difendere il partner ripoduttivo.

Non è vero che soffriamo perchè non siamo amati dagli altri,bensì perchè NOI non amiamo abbastanza.Questo significa che manifestiamo ancora delle difficoltà ad amare l'altra persona per quello che è,senza aspettarci alcun particolare comportamento da lei.Non vogliamo capire che l'amore va dato gratuitamente,evitando di PRETENDERE qualsiasi cosa in cambio.Non possiamo costringere qualcuno a ricambiare il nostro amore o a restare con noi tutta la vita.

L'Amore non mendica l'amore dagli altri,in quanto basta a se stesso.Se è vero amore non cerca l'amore all'esterno.
Paradossalmente,proprio quando l'amore è disinteressato,incondizionato,libero...il rapporto di coppia diviene stabile e duraturo.Quando invece lo fondiamo sul senso del possesso,il rapporto è sempre in pericolo,pervaso di ansia e insicurezza.
Non dobbiamo confondere l'assenza di possesso con il disinteresse verso il partner;così come il concetto di "libertà" all'interno della coppia non implica comportamenti sessuali dissoluti.Non è certo attraverso la poligamia,o facendo sesso con un gran numero di partner,che dimostriamo di saper condurre un rapporto di coppia basato sull'amore incondizionato!!
Troppo spesso equipariamo il percorso di ricerca della "liberta'" condotto in coppia alla visione distorta di "coppia aperta" diffusasi in occidente tra gli anni sessanta e settanta.La ricerca della libertà interiore e il "servizio" svolto in coppia sono gli aspetti più importanti di un sano lavoro di crescita a due.La "coppia aperta" rappresenta invece una giustificazione per la nostra paura di metterci in gioco in un rapporto troppo coinvolgente,oppure una scusa per dare libero sfogo ai nostri desideri sessuali.

La coppia è SACRA!!
Il concedersi a un solo partner è un atteggiamento SACRO!
Ma si accede a tale sacralità solo dopo che ogni istinto di gelosia e possesso è stato sradicato.gelosia e senso del possesso NON FANNO PARTE DELL'AMORE.

In Alchimia esiste il concetto di "operazione a due vasi",dove i due "vasi" indicano gli elementi della coppia.Si tratta di una "fusione alchemica" nella quale il maschio,simboleggiato dal Sole e dall'Oro,e la femmina,simboleggiata dalla Luna e dall'Argento,trovano l'unione perfetta,sia sul piano psicofisico che su quello animico.Perchè tale fusione riesca è necessario che i due si amino di un amore profondo ma incondizionato,passionale ma senza attaccamenti,e che procedano abbracciati nel perseguimento di un obbiettivo che li sovrasta entrambi.

Nella misura in cui permangono la paura di perdere il partner e il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco per ottenere felicità,cioè in altre parole,nella misura in cui siamo ancora identificati con la personalità,non è possibile una completa FUSIONE FRA LE ANIME.
Quando ci "sposiamo" animicamente con qualcuno,quando cioè l'irresistibile espansione del nostro Cuore alla presenza dell'amato ci porta ad accogliere,e finalmente a conoscere,la sua anima,allora diveniamo lui.
Se l'"operazione a due vasi" è riuscita,fra i due Cuori si stabilisce un contatto stabile lungo tutta la giornata.
"Perchè l'amore è una virtù che trasforma l'amante nell'amato" G. Franciscus
Dal libro "OFFICINA ALKEMICA" di Salvatore Brizzi ediz. Anima

martedì 21 maggio 2013

TI SEMBRERA' DI NON FARCELA, MA NON TEMERE ....OSHO




A volte, lungo il tuo Cammino, sentirai di essere scivolato all'indietro -è naturale, non preoccupartene, non sentirti colpevole se accade, non preoccuparti delle notti buie. Ci saranno, quelle notti, talvolta molto lunghe, ma tu pensa a quei momenti come a tunnel di oscurità. A un estremo c'è la luce, all'altro estremo c'è la luce, in mezzo c'è il tunnel di oscurità. E anche quello è un bene, perché prepara i tuoi occhi a vedere la luce con maggiore chiarezza. Preserva la consapevolezza che quest'oscurità non è che un passaggio da un giorno all'altro, da una luce all'altra, da un momento d'amore a un altro.

CON TE O SENZA DI TE .....OSHO

Coloro che amano si sentono riconoscenti per il fatto che il loro amore sia stato accettato. Si sentono riconoscenti perché erano così colmi di energia che avevano bisogno di qualcuno in cui riversarla. Quando un fiore sboccia e dona la sua fragranza al vento, si sente grato al vento perchè la fragranza gravava sempre più intensamente su se stesso.

IL CORPO CI PARLA.....

Secondo la medicina orientale,
la malattia indica 
un ostacolo alla realizzazione 
del Cammino della Vita
e la coscienza esprime 
ciò che ne impedisce il compimento
attraverso squilibri energetici
che generano il disturbo della salute.
Il nostro corpo ci parla,
ma dobbiamo ancora imparare a comprenderlo.
Allergie, anoressia, bulimia,
vertigini, obesità, cisti, tumori...
indicano che al nostro interno
vi sono delle tensioni profonde
che cercano di esprimersi.